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John-BertazziI: Quali politiche e progetti state portando avanti, come Ance, in termini di eco-  sostenibilità?

B: In questi ultimi anni abbiamo avviato una profonda riflessione sui cambiamenti in atto nel mercato delle costruzioni. La crisi economica ha messo a dura prova il nostro settore, che ha sofferto più di altri in termini di perdita di investimenti e occupazione,  ma ci ha anche messo di fronte a nuove sfide e opportunità, spingendoci a puntare sempre di più sulla qualità, l’innovazione, il risparmio energetico, l’utilizzo di nuove tecnologie e materiali.

Abbiamo capito che la grande scommessa per il futuro è proprio quella della sostenibilità e posso dire che le nostre imprese si stanno dimostrando capaci di raccogliere questa sfida. A oggi, infatti, più del 50% degli immobili realizzati dalle aziende del sistema Ance è ad alto rendimento energetico, cioè in classe A e B.

D’altronde l’edilizia è chiamata a dare un importante contributo per l’abbattimento delle emissioni di Co2, obiettivo fissato sia a livello europeo che nazionale entro il 2020.

Il patrimonio edilizio esistente, infatti, è una grande risorsa, ma è troppo vecchio, particolarmente energivoro e carente sia dal punto di vista funzionale che di sicurezza antisismica. Basti pensare che quasi il 70% delle abitazioni è stato costruito prima del 1976, anno in cui venne emanata la prima norma sull’efficienza energetica in edilizia: si tratta quindi di edifici che hanno almeno 40 anni e che consumano quattro volte di più di quelli costruiti secondo le attuali normative.

Adeguare l’edilizia esistente è fondamentale, per ridare un volto più moderno ed efficiente alle nostre città, così come ridurre sempre di più l’impatto energetico delle nuove costruzioni, con l’obiettivo di arrivare nel 2020, come stabilito dalla direttive europee, a “edifici  a energia quasi zero”.

Per la grande importanza di questi obiettivi, l’Ance continua a sensibilizzare non solo le proprie imprese, ma anche il Governo e la politica, che può e deve sostenere il percorso di efficientamento energetico del patrimonio del Paese attraverso stimoli e strumenti adeguati.  A partire dal rafforzamento delle detrazioni fiscali del 65%, che tanta importanza hanno avuto per stimolare gli interventi delle famiglie e delle imprese.

I: Qual è la vostra posizione sul dlgs 102/2014 in tema di efficienza energetica?

B: E’ un provvedimento che contiene molti aspetti positivi ma anche diverse criticità, che, come Ance, avevamo segnalato in una recente audizione sul tema in Parlamento.

E’ sicuramente importante perché ci avvicina all’Europa, recependo una direttiva comunitaria – la 2012/27/Ue –  che obbliga ciascuno Stato a promuovere la riqualificazione energetica degli edifici, definendo strategie  a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati. E’ significativo, tra l’altro, che preveda che gli Stati adottino misure adeguate per “sburocratizzare” il comparto  e, in più, che obblighi le pubbliche amministrazioni ad acquistare prodotti, servizi ed immobili con requisiti minimi di efficienza energetica. Inoltre è previsto un Fondo nazionale “rotativo” per il finanziamento degli interventi mirati all’efficienza energetica. Fin qui gli aspetti di maggiore efficacia e utilità.

Di contro, va sottolineata l’esiguità delle risorse previste per l’efficientamento degli immobili della Pa, circa 380 milioni da qui al 2020, che ci sembrano veramente poche e andrebbero integrate,  anche attingendo ai fondi comunitari. Inoltre, parlando di incentivi, la direttiva chiede di aumentare potenza ed efficacia degli sgravi: obiettivo che si può raggiungere solo stabilizzando il bonus del 65%, almeno fino al 2020, e rimodulandolo in modo da premiare le riqualificazioni che possono dare risultati migliori in termini di efficienza.

 

Ilaria Rega