Sicurezza degli immobili in Italia: questione di vita o di morte!

Tag

, , , , , , , ,

di Ilaria Rega

Schermata 2017-07-14 alle 10.06.48Oggi pubblichiamo l’intervista fatta ad Andrea Barocci, Ingegnere delle Strutture, Consigliere di ISI, (ingegneria sisimica italiana), esperto di sicurezza degli immobili.

 

 

Ingner Barocci quale è lo stato attuale della sicurezza degli immobili in Italia?

Dai dati ISTAT risulta che l’attuale patrimonio edilizio italiano è stato realizzato per un 30% prima del 1945, per un 51% tra il 1946 e il 1981 e solo il 19% dopo il 1982.

Questi numeri vanno letti in due modi differenti, entrambi importanti.

La prima questione riguarda il rischio sismico. La prima normativa tecnica nazionale che contemplava le sollecitazioni dei terremoti è del 1974, ma è entrata in vigore su tutto il territorio solo tra il 1981 e il 1983; ne consegue che gli edifici realizzati prima di tale data non sono stati progettati per resistere alle azioni sismiche. Ciò non significa che siano non sicuri a priori, ma necessitano di una corretta diagnosi e verifica per capire come potrebbero comportarsi a seguito di un evento. In ogni caso, i terremoti degli ultimi anni hanno messo chiaramente in luce le criticità degli edifici che viviamo.

La seconda questione, che potremmo definire statica, è a mio avviso più importante ed è legata alla vetustà del patrimonio edilizio e al suo stato di manutenzione. Come cittadini siamo portati a pensare che la nostra abitazione sia immutabile nel tempo, mentre l’edificio al pari di ogni altro bene è soggetto a un deperimento progressivo tanto più accentuato quanto più è vetusto. Si aggiunga il fatto che, come cittadini, tendiamo sempre a non occuparci (se non in particolari situazioni) di ciò che non vediamo: strutture portanti, cemento, ferro, non rientrano nel nostro concetto di manutenzione, molto più facilmente associabile al rifacimento di un bagno o all’inserimento di un termocappotto con nuovo colore della facciata. Ci troviamo quindi a leggere sui giornali, con cadenza sempre più frequente, di crolli di cornicioni, muri o interi edifici, in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale.

La questione statica è facilmente declinabile in un paio di peculiarità. Considerando l’età del nostro patrimonio, il problema sarà nei prossimi anni sempre più importante ed esteso. Tal problema infine, riguarda in special modo le realtà condominiali, sia per epoca di costruzione sia perché, per motivi legati alle proprietà multiple, raramente si è intervenuti con significativi interventi di manutenzione sulle parti strutturali.

 

Dal suo punto di vista quali normative sarebbero necessarie in tal senso per garantire le vite umane?

Per quanto riguarda la normativa tecnica, dal 2003 abbiamo in Italia prescrizioni di legge allineate con i migliori codici internazionali; purtroppo, per essere applicate sugli edifici esistenti, tali normative presuppongono che si siano attivate pratiche edilizie riguardanti le strutture e, per quanto abbiamo visto prima, raramente questo accade.

Il nodo principale è che, ad oggi, non esiste alcun obbligo di verificare e certificare la sicurezza del proprio immobile. Dopo l’ennesimo crollo legato al cattivo stato dell’edificio (Torre Annunziata 7 luglio 2017), il Ministro Delrio ha dichiarato che, nelle compravendite, diventerà obbligatorio il certificato di staticità; tale procedura, in un paese civile, è a mio parere improcrastinabile, ma dovrà necessariamente essere studiata con la dovuta cautela tenendo conto dell’età del nostro patrimonio.

Resta il fatto che, dal cittadino fino alle istituzioni, per troppo tempo vi è stata una colpevole indolenza verso il problema.

 

Possono bastare gli sgravi fiscali?

Gli sgravi fiscali sono un ottimo punto di partenza anche se, pur essendoci dalla fine degli anni ’80 (DPR 917/1986) solo con la Legge di stabilità 2016 sono diventati “interessanti” in quanto si può arrivare ad una deducibilità fino all’85%.

La procedura è attiva solo da pochi mesi ed è ancora presto per fare bilanci; di sicuro c’è molto interesse da parte dei privati, anche se spesso lo slancio iniziale agevolato dallo sgravio fiscale si scontra con il disagio nell’effettuare importanti e invasive opere edili all’interno della propria abitazione, con i relativi disagi dovuti al cantiere.

In ogni caso è la prima volta che lo Stato mette a disposizione così tante risorse per la sicurezza degli edifici privati; sarà adesso fondamentale riuscire a innescare politiche virtuose.

 

E’ importante anche fare cultura della sicurezza tra i cittadini?

Non solo è importante, è basilare! Chi affronterebbe una ripida discesa dopo che gli sia stato comunicato che i freni potrebbero non funzionare? E se in auto ci fosse anche tutta la famiglia? Deve diventare patrimonio comune la concezione che il buono stato degli edifici che viviamo ogni giorno è associato alla nostra sicurezza; si tratta di un passaggio culturale importante, che nel corso degli anni è sempre stato frenato dall’eccessiva tutela verso la proprietà privata nei confronti della pubblica sicurezza. Il salto in avanti potrà avvenire solo quando capiremo che “pubblica sicurezza” significa anche “personale sicurezza”.