di Riccardo L. Veneziano

smog1Molte città italiane ed europee sono costantemente in allarme a causa dello smog. I dati che giungono dalle prime rilevazioni effettuate da Legambiente nelle città italiane in questo primo mese del 2017 non promettono nulla di buono per l’aria che respiriamo. La preoccupazione maggiore è rivolta all’impatto che le polveri sottili hanno sulla nostra salute: ogni anno l’inquinamento dell’aria causa, solo in Italia, 66 mila morti premature.

La colpa non si può attribuire, come spesso accade, alle condizioni metereologiche sfavorevoli; esse, certamente, aumentano la concentrazione di polveri sottili, ma allo stesso tempo mettono in evidenza una carenza di misure adeguate atte a risolvere il problema a livello strutturale. Servirebbero, infatti, interventi, non solo volti a tamponare l’emergenza in un intervallo ristretto, spesso causata da una situazione metereologica specifica, ma concepiti con una visione a più lungo raggio.

In tutto il territorio della Pianura Padana l’emergenza smog si presenta puntuale ogni anno; ciò dimostra che le città italiane di quest’area sono ancora lontane dal vincere la sfida contro le polveri sottili. Il mezzo più efficace sembra ancora quello di affidarsi al cielo, nella speranza di una stagione piovosa.

La Commissione europea, garante del rispetto delle norme, che gli stessi Stati hanno deliberato, inviterà nei prossimi mesi l’Italia ad adeguarsi ai limiti stabiliti per quanto riguarda biossido di azoto e Pm10. Il nostro Paese, infatti, è da 10 anni il terzo Stato per violazioni quanto a giorni vissuti oltre la soglia massima, dietro solo a Polonia e Bulgaria. L’Italia dovrà convincere la Commissione di essere in grado di ridurre le emissioni nocive, in modo da evitare una condanna che si aggira intorno al miliardo di euro, calcolata sulla base del numero di giorni di sforamento delle soglie fissate.

Conoscere le fonti di emissione più inquinanti è il primo passo per intervenire in maniera mirata ed efficacie per ridurre progressivamente i valori di smog. Parco immobiliare, trasporti, industrie. Questi i tre attori principali che concorrono all’inquinamento dell’aria nelle nostre città: in particolare, i consumi energetici degli edifici, occupano una parte rilevante del totale, circa il 40%, suddiviso in abitazioni (60%) e edifici del settore terziario (40%). Gli interventi più significativi da attuare per il miglioramento dell’efficienza energetica del Paese coinvolgono necessariamente lavori di riqualificazione del parco immobiliare.

È importante, però, sollecitare questo processo di conversione delle strutture immobiliari esistenti, stimolando la popolazione con provvedimenti di incentivazione mirati al contenimento dell’energia consumata, come le detrazioni per interventi di riqualificazione energetica, recentemente prorogate per tutto il 2017 nell’ultima Legge di Stabilità.

Per far fronte a questa situazione, che giorno dopo giorno si fa sempre più critica, soprattutto nella zona della Pianura Padana, le regioni (in particolare Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) hanno concordato una strategia per cercare di migliorare la situazione, investendo su mobilità sostenibile e controllo delle emissioni nocive derivanti dal riscaldamento. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha incontrato i quattro assessori regionali alle Politiche ambientali e ha annunciato l’introduzione di una norma che classificherà gli impianti di riscaldamento sulla base delle emissioni prodotte, il cosiddetto “decreto-caldaiette”. Il provvedimento prevederà incentivi fino al 65% per l’acquisto di caldaie meno inquinanti, per un totale di 900 milioni sull’intero territorio nazionale, suddivisi in 700 per i privati e 200 per gli edifici pubblici.

Solo grazie ad azioni comuni e condivise, nel quale rientrano provvedimenti come quest’ultimo, si può pensare di raggiungere importanti risultati in termini di riduzione delle polveri sottili. Per giungere utopicamente a città libere da smog, serve però un cambio culturale, un’inversione di rotta, che fino ad ora non si è vista; come suggerito nel recente rapporto di Legambiente – Mal’aria – è indispensabile pensare a un concetto di vivere sostenibile su scala locale, regionale e nazionale. A tal proposito nel rapporto di Legambiente sono sintetizzate le azioni fondamentali per costruire la città del domani: ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici, aumentare il verde urbano, pensare a una mobilità sostenibile, dare priorità alla mobilità pubblica, lasciare i veicoli più inquinanti fuori dalle città, riqualificare gli edifici, utilizzare un riscaldamento meno inquinante, estendere i controlli sulle emissioni. Soluzioni efficaci nel medio e lungo periodo; per domani, invece, non ci resta che sperare nella pioggia.