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Lifecycle-Management-BIMIn Italia, assai di sovente, si odono insistenti reclami per passare dalla «Teoria del BIM» alla sua «Applicazione Pratica», che si risolve generalmente in rumorose (nel senso attribuito nell’Imaging: ma, talvolta, anche in senso letterale) rappresentazioni tri- e quadri-dimensionali di Oggetti.
Nel BIM, infatti, l’Oggetto appare essere la totalità in cui esaurire ogni altra considerazione.
Il tema della Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni è divenuto, dunque, così pervasivo da fungere da prefisso a ogni altra tematica: il BIM e…
Si tratta di un fenomeno ambiguo, poiché il Digitally Enabled non significa che sia sorta una nuova disciplina, bensì che esso rafforzi e, al contempo, snaturi, quelle esistenti.
D’altra parte, se, per un verso, l’approccio, quanto meno, al BIM, vede due filoni differenti, anche se in parte convergenti, come quello britannico e quello statunitense, si pone, per altro, la necessità di comprendere quali possano esserne le declinazioni locali, che non siano interpretazioni ciarlatanesche dei modelli internazionali.
Tutto ciò, tuttavia, avviene all’interno di un ambito circoscritto, in cui, oltre a tutto, si può dibattere sulla prevalenza dei metodi o degli strumenti (inclusi gli apparati giuridici e le logiche finanziarie!). In esso l’innovazione di cui si dice è ovviamente incrementale e il paradigma di riferimento e di negazione è il 4.0.
Non dimentichiamo, comunque, che le logiche manifatturiere, o meglio, le logiche digitali applicate alla Manifattura, restano il benchmark elettivo per molti di coloro che hanno un disegno trasformativo del Settore delle Costruzioni.
La questione, comunque, cambia radicalmente, partendo proprio dalla Quarta Rivoluzione Industriale, allorché si tratta di Connettività e di Intelligenza, di Smart City e di Internet of All Things and Services.
In questo caso, oltre a evocare un confronto impegnativo tra umanesimo e scientismo, si dislocano le ragioni prime del Settore delle Costruzioni in un territorio sconosciuto, in cui subentrano altri protagonisti.
In ogni caso, questo livello di Capability e di Maturity richiede di:
1) formalizzare maggiormente il sapere specifico sul tema di propria competenza (in definitiva, il Digitale è Computazionale) all’interno delle discipline;
2) comprendere in che modo questa Computazionalità Connessa modifichi alla radice la natura originaria dell’oggetto di analisi e della disciplina specifica stessa. Phil Bernstein e Mark Bew sollecitano gli statuti medesimi del Settore.
Ovviamente, l’Ambiguità del tema si può cogliere anche in circostanze specifiche, quali quelle dei cosiddetti LOD, Level of…
Qualunque sia la scala scelta per misurare la Progressione dei contenuti informativi, geometrici o alfanumerici, del Modello Informativo, essa, infatti, solitamente fa riferimento alla generazione di dati che dipendono dall’esito di decisioni progettuali assunte intenzionalmente, benché, ovviamente, sia nell’ambito del Recupero sia in quello dell’Infrastruttura, l’Asset Information Model abbia, pure lì, un peso non trascurabile.
Tra le altre cose, l’accuratezza del Rilievo del Bene Immobiliare Culturale, tende a indurre i Progettisti a sopravvalutarne il ruolo, in quanto esse non coincide evidentemente di per se stesso con la definizione dello stato di consistenza materica né, tantomeno, la traduzione e trasposizione in ambienti di calcolo ne garantisce la corretta lettura in merito alla comprensione della concezione strutturale «originaria» e «autentica».
È significativo, peraltro, notare che questi due aggettivi, così influenti nella Storia del Restauro, nonché oggetto costitutivo dello Statuto, falsificazionista, rispetto al Restauro, della Conservazione, possano ritornare in questa maniera, vertendo più sulla «funzionalità» che non sulla «matericità».
Nel contesto della Conservazione, per di più, il grado di affidabilità della conoscenza derivante dal dispiegamento delle modalità analitiche, di qualsiasi genere, può essere posto significativamente in discussione nel corso della Progettazione e della Realizzazione degli Interventi, potenzialmente anche con conseguenze significative sulla linearità delle decisioni progettuali.
Dato che l’affidabilità dei flussi informativi influisce enormemente sulla natura delle scelte progettuali, il Livello di Progressione dovrebbe poter essere affinato o corredato da una valutazione probabilistica.
In altri termini, mentre usualmente si ritiene che la progressività dei LOD non possa che essere lineare, nel caso degli Interventi di Conservazione questa considerazione potrebbe rivelarsi inesatta.
Ciò condurrebbe, in Fase di Progettazione, a iterare processi decisionali già ratificati e, in Fase di Esecuzione, a modificare intensità, o addirittura, natura delle prescrizioni capitolari.
Si potrebbe, dunque, immaginare di adottare coefficienti di rettifica dei LOD sia in relazione ai Percorsi Autorizzativi sia alla Direzione dei Lavori.
A questo proposito, si osserva che, nel caso dell’adozione della Conservazione Programmata supportata da adeguata Sensoristica, la nozione di Collaudo, inteso come Validazione, assumerebbe un carattere permanentemente provvisorio, sotto il profilo contrattuale.
I BIM Manager di Herzog & De Meuron hanno accennato, per esprimere l’Iteratività del pensiero architettonico, a un paradossale LOD -100.
È questa acuta riflessione compatibile con l’Ingegneria dei Sistemi che è posta alla base della Digital Built Europe?
Ritorna il quesito dell’inizio: esiste una Teoria Generale del BIM?