di Valentina Ponti

buoneideeLa produttività è alla base dell’azienda e senza buone idee essa non può sussistere.

Il modo migliore per prosperare in questo “oceano”, blu o rosso che sia (con più o meno concorrenza) è alimentare quelle idee che ci permettono di uscire dal nostro mare e di solcarne di nuovi guardando a nuovi orizzonti.

Ma come combinare delle buone idee creative con la razionalità aziendale?

Per poter avere un nemico, bisogna essere qualcuno.

Bisogna essere una forza per incontrare la resistenza di un’altra forza. […]

(Anne Sophie Swetchine).

È ovvio ed evidente che il processo creativo necessita di aiuti e sostegno per avere successo.

Meno evidente, ma molto più interessante, è che la creatività si alimenta nel contrasto: usati nel modo giusto, i nemici valgono tanto oro quanto pesano.

Viviamo in una società costellata quotidianamente da nuove idee dove è sempre più difficile proporre qualcosa di originale. D’altro canto le aziende al loro interno sono spesso poco propense al cambiamento e contano molti più riluttanti e critici rispetto alle persone a favore di processi innovativi. In realtà queste figure sono fondamentali per la creatività. Perché un’idea possa avere successo deve confrontarsi con le resistenze: solo in un ambiente polemico un’idea può essere testata e sviluppata. Se tutti concordassero vorrebbe dire o che non porta una grande novità o che non è stata da tutti analizzata accuratamente.

Un’idea che non si scontri con persone riluttanti o in disaccordo deve essere una pessima idea, e proprio perché non provoca o non mette in discussione abbastanza. Joseph Shumpeter ha affermato che “le idee veramente valide sono quelle che creano un cambiamento significativo, e questi tipi di cambiamenti non sono mai del tutto privi di resistenze, disaccordi e distruzioni”.

Qualunque idea produttiva renderà qualche sistema di lavoro obsoleto, priverà qualcuno del suo potere. Ciò non è di per sé negativo perché è attraverso questi cambiamenti che le idee e le società si sviluppano, e se veramente valide portano con se veri e propri nemici.

Da questo si deduce che è molto utile studiare attentamente i nemici di quell’idea per comprenderne la sua potenzialità.

L’idea più pericolosa mai introdotta nel campo decisionale è il concetto del consenso. Credere che tutti possano avere diritto di commentare e di influenzare ogni cambiamento in azienda porta a soluzioni “insipide” e “annacquate” che non portano reali sviluppi.

Il consenso è quindi opposto alla vera creatività e alla vera innovazione. In azienda, del resto, le buone idee soccombono non a causa della resistenza, ma della sensazione che a nessuno importi, mettendo in ombra il potenziale e sviluppando il superfluo che però genera consenso. Siamo culturalmente portati a non apprezzare le critiche, e in numerose aziende le critiche sono alimentate da atteggiamenti distruttivi. La soluzione tuttavia non può essere quella di sbarazzarsi delle critiche, ma di renderle migliori e utili.

Dire “non funzionerà perché ci abbiamo già provato prima” è un’analisi sterile, fine a se stessa, che non porta a miglioramenti. Altra cosa è dire che “l’idea si fonda su presupposti sbagliati e si dimostra il perché….”, questo è un approccio costruttivo che porta allo studio delle motivazioni che hanno portato all’idea fallimentare e quindi a una possibile svolta.

Le persone in grado di muovere queste critiche sono estremamente importanti per le aziende, in quanto rendono chiara la strada da percorrere se si vogliono apportare cambiamenti.

Questa resistenza produttiva è ciò che i manager dovrebbero promuovere in azienda, in quanto in grado di affinare il pensiero e la capacità ideativa dell’azienda.

Parte di questa abilità consiste nella capacità sia di individuare che di coltivare i nemici; il nemico buono di un’idea è quello che offre una resistenza produttiva e che sa perdere la battaglia con grazia. Un amico pessimo della creatività è quello che non mette nulla in discussione e che si nasconde dietro un muro di silenzio che distrugge molte più idee aziendali di quanto non abbia mai fatto la critica.

Il manager deve creare un ambiente nel quale le persone possano sia proporre delle idee, sia generare una resistenza produttiva sufficiente per aiutare queste idee a svilupparsi e a crescere.

Il leader deve essere in grado di individuare le figure chiave all’interno dell’azienda valorizzandole, per rendere chiaro quello che fino a poco prima risultava oscuro: la potenza di un’azienda sta nell’insieme delle forze (intellettuali e di spirito) delle persone che la compongono. Se il “capo” sarà in grado di adoperare le capacità di ognuno agendo come un singolo si troverà sempre in una posizione di vantaggio, se non le valorizzerà a dovere in quanto non in grado di riconoscerle sarà destinato a soccombere.

Agendo come un tutt’uno saranno invincibili, mentre procedendo come un insieme eterogeneo di individui saranno destinati a soccombere a un’altra azienda meglio strutturata e organizzata.

Sun tzu afferma:” L’invincibilità dipende da noi, la vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli. Così i generali esperti sanno rendersi invincibili, anche se non possono provocare la vulnerabilità del nemico”.