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Intervista a cura di Ilaria Rega

MariaPiaContento (1)Oggi intervistiamo Maria Pia Contento, che dopo alcune esperienze artistiche, (è anche pittrice) ed imprenditoriali, ha fondato nel 1987 Contento Trade, un Centro Ricerche privato e accreditato con sede a Udine, che nasce per la ricerca di nuovi materiali in edilizia ed estende via via la sua attività alla valorizzazione di svariate tipologie di scarti e sottoprodotti industriali come ceneri da termovalorizzatori, ceneri di carbone da combustione/gassificazione, ceneri da biomasse, scorie di acciaieria e polveri, miscele di reflui, fanghi, scorie, ma anche di olii, grassi, limi e acque tecniche, legno. Oggi sono attivi anche in aree agroindustriali e in quella dei nuovi materiali.

Quali sono le caratteristiche distintive del Centro Ricerche Contento Trade?

La trasformazione di scarti e residui (“non riciclo ma trasformo”), la creazione di nuovi materiali e la chiusura del ciclo di vita (“non ho più residui né scarti ma torno alla materia prima”) senza creare rifiuti solidi o liquidi, generando invece nuovi prodotti dotati di proprio valore aggiunto. La nostra è una attività di ricerca applicata sempre mirata a nuove  soluzioni specifiche, in sostanza cerchiamo di trovare rapidamente la via migliore per nuovi prodotti o migliori processi utilizzando di volta in volta gli approcci tecnologici più adatti, anche integrando sistemi diversi: a freddo, a caldo, termomeccanici o biologici. Sempre con consumi molto ridotti.

Oggi si parla molto di economia circolare, quale è la prospettiva di un centro come il vostro a riguardo?

Quando abbiamo iniziato 30 anni fa parlare di alternative alla discarica era quasi una eresia in Italia! Abbiamo intuito sin dall’inizio il grande potenziale della trasformazione (non del semplice riciclo) poiché solo trasformando lo scarto si ha una materia con un reale valore aggiunto. Abbiamo inoltre guardato sempre al concetto di aggregato progettato da un mix di materiali in funzione del nuovo prodotto da sviluppare. Il mix degli scarti a livello materiali molte volte è infatti sorprendente negli utilizzi. Quello che serve è una cultura aperta a soluzioni concrete e innovative e azioni di sistema.

Ci può fare qualche esempio di prodotto da economia circolare di cui vi siete occupati?

Per l’esigenza di rigenerare barche a fine vita in vetroresina abbiamo di recente approfondito il caso degli sfridi di vetroresina. I processi sono applicabili sia alla vetroresina caricata (proveniente dalla demolizione di barche e natanti) che alla vetroresina trasparente (serbatoi, coperture, etc.) .Dal trattamento di 1000 kg di miscela di vetroresina caricata/non caricata si possono ottenere 156 kg di fibra vetrosa nuda, 106 kg di filler inorganico per materiali plastici e 1562 kWh elettrici. La Re-fibra ottenuta può essere utilizzata come rinforzo materiali plastici, conglomerati bituminosi per la confezione di tessuti non tessuti, per il rinforzo di resine termoindurenti, di conglomerati idraulici ed aerei oppure per substrati alternativi alla lana di vetro da utilizzare in coltivazioni idroponiche.